In Ateneo

Lavorare nella cooperazione internazionale

18 Maggio 2017

In un mondo in cui la ripartizione tra nord e sud, paesi ricchi e poveri, non è più così netta e gli scenari stanno rapidamente cambiando, la cooperazione internazionale è un ambito di grande interesse, nel quale il territorio torinese ha una lunga tradizione. Proprio nel solco di questa tradizione – e dalla collaborazione ormai consolidata sulle tematiche della cooperazione tra Università e Politecnico – ha fatto tappa ieri a Torino, alla Cavallerizza Reale, il tour del Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Mario Giro tra le università italiane per presentare le opportunità di lavoro in questo settore.

“Partite senza dimenticare il vostro Paese”, è l’appello di Giro a un’aula affollata di studenti, interessati a informarsi sulle tante opportunità offerte in un settore in crescita: si va dai campi di lavoro di tre settimane agli agenti temporanei impiegati nell'Unione Europea con contratti fino a sei anni.

Il Prorettore del Politecnico Michela Meo ha sottolineato la rilevanza del settore anche per i laureati in discipline tecniche: “L’ambito della cooperazione ha acquisito un’importanza crescente negli ultimi anni, non solo come attività di internazionalizzazione, ma proprio nella valorizzazione della missione sociale dell’Ateneo. Le discipline tecniche, infatti, sono oggi sempre più chiamate a dare il proprio contributo al benessere e allo sviluppo della società. Gli ambiti sono moltissimi: si va dalla gestione dell’acqua e dell’energia, alla tutela e valorizzazione del territorio e dei beni culturali, alle ICT, solo per citare alcuni esempi.  Basti pensare all’enorme trasformazione della società che porterà la cosiddetta Industria 4.0: si aprirà lo scenario a diverse forme di aggregazioni della ricchezza e quindi a nuove povertà e si amplieranno i divari sociali, ad esempio tra generazioni, o tra chi ha accesso a certe  tecnologie e chi no, come sta già avvenendo per la connettività. Per questo, le Università sono chiamate a individuare nuovi criteri etici per lo sviluppo, partendo proprio dalla capacità di metterci in rete nel nostro territorio, dove abbiamo tutte le potenzialità per farlo”.

Foto: ©Università degli Studi di Torino