In Ateneo

Un profugo al Salone del Libro: un libro sacro curdo nello stand di SiTi

18 Maggio 2017

Viene presentato per la prima volta, in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino presso lo Stand del Progetto PRODIGE di SiTI – Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione un antico Libro Sacro della Chiesa siriaca-cattolica proveniente dalla più importante città cristiana del Kurdistan iracheno: Qaraqosh, nell'antica Piana di Ninive. Un manoscritto che racconta e ricorda le migliaia di profughi in fuga dalla guerra, il processo di annientamento delle diverse popolazioni, la distruzione di interi territori ed il “genocidio culturale” in atto in tutto il Medio-Oriente.

Un'iniziativa nata, grazie alle tecnologie di Realtà Virtuale sviluppate con il Progetto PRODIGE, dalla collaborazione fra SiTI e FOCSIV – Volontari nel mondo, questa ultima presente in Kurdistan da oltre tre anni, e volta al recupero e la tutela del patrimonio culturale come parte integrante del processo di ricostruzione del tessuto umano e sociale delle persone coinvolte dal conflitto.

003 007 009 010 bimbi gruppo Il manoscritto, individuato lo scorso gennaio, successivamente consegnato dall'Arcivescovo di Mosul nelle mani dei volontari FOCSIV, è giunto in Italia grazie all'impegno diretto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e di Verderame progetto cultura.

Oggi è ricoverato presso ICRCPAL – Istituto Centrale per il Restauro e della Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario che ne effettuerà il restauro nei prossimi mesi, studiandone i contenuti e dandone una datazione e collocazione storica. Al termine del restauro il Libro Sacro tornerà nelle mani del legittimo proprietario l'Arcivescovo di Mosul.

Il Libro, probabilmente attribuibile al XVI secolo, è scritto in aramaico con un carattere siriaco in nero e rosso, a sottolineare con questo colore le interruzioni, il cambio di lettura o di lettore. È un testo dedicato al rito liturgico e alle preghiere della Chiesa siriaca-cattolica. È costituito di 116 di pagine in carta, con una copertina di legno e cuoio,  arricchito con alcuni disegni con simboli religiosi, in parte danneggiati. Il manoscritto era per il sacerdote, a cui era stato affidato, una sorta di manuale per i riti di tutto l'anno liturgico. Non è riportato il nome dell’amanuense, sicuramente sono stati effettuati nei secoli degli interventi di restauro e di inserimento di pagine, che sostituivano le originali forse andate perdute o usurate con il tempo.

Nello stand sarà possibile vedere il manoscritto all'interno di una teca mentre, con degli appositi visori, i visitatori potranno con l'utilizzo della realtà virtuale, in modo efficace ed  intuitivo, vedere da quale contesto il libro proviene e quali distruzioni abbiano subite le strutture che lo accoglievano da secoli.

Un sistema quello della realtà virtuale che può, grazie alle sue grandi potenzialità, migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi di protezione del patrimonio culturale fondamentali, in questo momento nelle diverse aree del Medio Oriente coinvolte dai conflitti.

L’applicazione di tecnologie all’avanguardia ai beni culturali messa a disposizione da SiTI si inserisce nel solco delle attività condotte nell’ambito del progetto X-Team, proposto da Politecnico di Torino, Università Ca’ Foscari Venezia, IUAV, SiTI e CORILA per la protezione e la sicurezza del patrimonio storico e artistico, soprattutto in zone di guerra e minacciate da rischi antropici o naturali. “Un’università tecnica come il Politecnico di Torino può  dare un contributo significativo alla tutela dei beni culturali attraverso quelli che sono proprio i saperi caratteristici: la tradizione e il riconoscimento internazionale della nostra Scuola di Architettura si coniuga in questo settore con le discipline più strettamente tecnologiche, in particolare nel campo del rilievo, della simulazione in 3D, del cosiddetto Internet delle cose applicato anche a questo settore e, in generale, di tutte le nuove tecnologie che trovano applicazione nella tutela dei beni culturali, ambito nel quale il nostro Ateneo conduce ricerche di avanguardia”, spiega il Rettore del Politecnico di Torino Marco Gilli.

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