Ricerca e innovazione

La tecnologia a supporto dei medici nella cura delle ulcere cutanee

19 Gennaio 2017

Monitorare e valutare le ulcere cutanee in modo automatico con una semplice immagine fotografica: è la tecnologia proposta da Wound Viewer,  la start up nata da un brevetto del Politecnico, cresciuta nel corso dell’edizione 2016 di EIA Torino e attualmente in fase di pre-incubazione in I3P, che si è classificata per la fase finale del contest BioUpper,  promosso a sostegno dei giovani talenti che vogliono creare una startup nelle scienze della vita da Novartis e Fondazione Cariplo in collaborazione con PoliHub, l’incubatore della Fondazione Politecnico di Milano, e con il contributo scientifico dell’istituto Humanitas. 

Nel corso di un elevator pitch che si è tenuto il 10 gennaio scorso, 17 team provenienti da tutta Italia e selezionati su oltre 150 candidature hanno presentato i progetti alla giuria. Sono quindi state selezionate le 10 idee di business che accederanno alla seconda fase di BioUpper: per dieci settimane seguiranno un percorso costruito su misura, volto a predisporre e rendere efficace la fase di “go-to-market”, ovvero l’ingresso del progetto sul mercato. Il programma sarà calibrato su ciascuna idea d’impresa, sulla base del ciclo di vita del prodotto o del servizio proposto. Ciascun progetto sarà seguito da un team multidisciplinare costituito da business angel, professionisti verticali di settore e consulenti senior, unitamente all’advisory per la strutturazione di business plan efficaci.

Una volta conclusa quest’ultima fase, ciascun team sarà chiamato a presentare i risultati ottenuti il prossimo 12 aprile. I tre migliori riceveranno un contributo di 50mila euro ciascuno, che permetterà loro di usufruire in modo personalizzato e flessibile di ulteriori consulenze specializzate e di servizi e attività per lo sviluppo del proprio progetto d’impresa, così da facilitare e rendere efficace il percorso di accesso al mercato.

In questa direzione si sta già muovendo Wound Viewer, che propone il primo sistema 3D per il monitoraggio e la valutazione automatica delle ulcere cutanee. Scattando semplicemente una foto con il proprio cellulare è possibile effettuare un inquadramento clinico e una catalogazione dei parametri delle ulcere (profondità, granulazione e area) in un apposito database online per fornire un supporto decisionale al medico e migliorare così la terapia. Un algoritmo di intelligenza artificiale, infatti, elabora autonomamente i dati provenienti dal dispositivo e ne restituisce i parametri oggettivi necessari a supportare lo specialista nella scelta terapeutica appropriata. L’utilizzo di Wound Viewer riduce dunque sensibilmente i tempi di guarigione e di conseguenza i tempi e i costi di ospedalizzazione per un problema medico, quello delle ulcere cutanee, che colpisce il 2 per cento circa della popolazione mondiale.

“Questa tecnologia è nata come la risposta alle esigenze dei medici specializzati nella cura e nel trattamento delle ulcere cutanee, che hanno grande difficoltà nel seguire i tantissimi pazienti all’anno che purtroppo soffrono di questa patologia. Il follow-up di questi pazienti è invece di primaria importanza per la loro guarigione, e al contempo è necessario poter misurare in maniera oggettiva, semplice e automatica i parametri delle loro lesioni tracciandoli nel tempo”, spiega Jacopo Secco, dottorando al Politecnico e co-inventore del Wound Viewer insieme a  Marco Farina, anche lui studente di dottorato in Ateneo.

Per trasformare un’intuizione in un’impresa, fondamentale è stata l’esperienza della European innovation Academy del luglio scorso, dove l’invenzione tecnologica alla base di Wound Viewer è stata trasformata in un’idea d’impresa appetibile per il mercato: “EIA è stata un’esperienza utilissima per poter iniziare una start-up. Grazie al programma che offre è possibile portare a termine una serie di compiti che sono fondamentali per poter avviare nel migliore dei modi un’idea di business che possa avere un futuro. In primis la possibilità di formare un team solido e multidisciplinare, ma soprattutto la possibilità di condividere un’idea con persone in gamba e capaci di poter aiutare gli aspiranti imprenditori nel loro percorso. Credo che il tema centrale di EIA sia proprio quello di poter mostrare a tutti il proprio sogno e le proprie aspirazioni, condividerle e, se come nel nostro caso si è fortunati, ispirare altre persone a seguire la propria strada. Fare innovazione, alla fine dei conti, è portare la propria tecnologia verso il grande pubblico per aiutarlo”, conclude Secco.