In Ateneo

I ricercatori del Politecnico presentano i dati sull’impatto degli incubatori e acceleratori italiani

15 Giugno 2020

Dopo avere presentato in un report pubblico a febbraio i primi dati, il team di ricerca Social Innovation Monitor, con base al Politecnico, ha presentato il 9 giugno il report completosull’impatto degli incubatori e degli acceleratori italiani.

Secondo il report, in Italia, in media, è presente un incubatore ogni 1.533 km2; le regioni con la maggiore densità di incubatori per km2 sono la Lombardia e l’Emilia-Romagna dove è presente 1 incubatore/acceleratore rispettivamente ogni 459 e 898 km2. La Regione con la più bassa densità di incubatori/acceleratori per km2 è invece la Calabria: 1 incubatore ogni 7.611 km2. In Italia, in media, è presente un incubatore ogni 306.394 persone.

I tre settori di specializzazione degli incubatori e acceleratori d’impresa italiani più diffusi sono digital, protezione dell’ambiente ed energie rinnovabili e health, biotech e life science. Il 55% degli incubatori o acceleratori d’impresa ha degli accordi di collaborazione con investitori formali, mentre il 57% ha accordi formali di collaborazione con aziende corporate. Dei quasi 200 incubatori e acceleratori d’impresa presenti in Italia, 27 sono universitari (il 14% sul totale).

Sono questi alcuni dei dati evidenziati dal Report completo sull’impatto degli incubatori e acceleratori italiani, l’analisi sviluppata dal gruppo di ricerca interuniversitario con base al Politecnico di Torino presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione in collaborazione con Italia Startup e PNI Cube ed il supporto di Banca Etica, Compagnia di San Paolo, Experientia, Impact Hub Milano, Incubatore Imprese Innovative Politecnico Torino (I3P), Instilla, IREN, Make a Cube3, SocialFare e Social Innovation Teams.

La ricerca è basata sull’analisi delle informazioni raccolte attraverso il questionario inviato ai 197 incubatori ed acceleratori italiani a cui ha risposto quasi la metà del totale.

Come sottolineato dal Professor Paolo Landoni del Politecnico, direttore scientifico della ricerca, “questi nuovi risultati confermano il forte squilibrio tra nord e sud del paese, ma anche interessanti trend di crescita e attenzione ai fenomeni di incubazione e accelerazione di impresa”.

Per quanto riguarda l’accesso ai programmi gli incubatori/acceleratori possono richiedere ai team imprenditoriali e alle organizzazioni una fee di partecipazione o una percentuale di equity (una soluzione non esclude l’altra). Dalle analisi svolte è risultato che circa il 60% di essi sono soliti richiedere una fee di partecipazione e che circa 40% richiede una percentuale di equity.

Inoltre, degli incubatori/acceleratori che supportano organizzazioni a significativo impatto sociale, meno della metà utilizzano delle metriche per la valutazione d’impatto sociale e ambientale. Questo può derivare dal fatto che non esistono delle metriche internazionali chiare per la valutazione d’impatto sociale e ambientale.

Per quanto riguarda la durata di incubazione/accelerazione, le analisi hanno mostrato che, in media, risulta essere meno di 2 anni (22 mesi) con un minimo di 3 mesi ed un massimo 5 anni.

Inoltre, circa il 55% degli incubatori/acceleratori ha degli accordi formali di collaborazioni con investitori istituzionali e circa il 57% degli incubatori/acceleratori ha degli accordi formali di collaborazioni con aziende corporate.

In aggiunta al Report Completo saranno disponibili anche due report di approfondimento. Per la prima volta sarà presentato il Report di approfondimento sugli incubatori/acceleratori universitari italiani che descriverà questo importante sottoinsieme e lo metterà a confronto con la totalità dei soggetti presenti in Italia. Sarà inoltre presentato un Report di approfondimento sulle partecipazioni degli incubatori/acceleratori italiani nelle startup innovative italiane.

Nei prossimi mesi, inoltre, il team di ricerca presenterà i risultati delle analisi svolte per la prima volta sugli ecosistemi degli incubatori/acceleratori in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Le ricerche sono state svolte in collaborazione con associazioni nazionali quali la Deutsche Startups Association, la Spanish Startups Association, la EEUK Association e la UKSPA Association.