In Ateneo

Nuove regole per l’Intelligenza Artificiale: una sfida europea

16 Dicembre 2021

L’Ad Hoc Committee on Artificial Intelligence (CAHAI) è un comitato istituito dal Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa (CoE) per esaminare la fattibilità di un quadro giuridico per lo sviluppo, la progettazione e l'applicazione dell'Intelligenza Artificiale, basato sulle norme del Consiglio d'Europa in materia di diritti umani, democrazia e stato di diritto. Il Comitato è stato istituito nel 2019 con un mandato di due anni e in questi giorni ha presentato al Consiglio d’Europa i risultati del suo lavoro, basato su ampie consultazioni con i portatori di interesse nel campo dell’Intelligenza Artificiale: si tratta di una proposta di linee guida per l’AI, che ora passeranno all’esame del Consiglio dei Ministri del CoE.

Il professor Alessandro Mantelero, docente di Diritto privato presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione-DIGEP e membro del Comitato Etico per la Ricerca dell’Ateneo, è stato membro del CAHAI e ci spiega in cosa consiste il progetto del Consiglio d’Europa sulla regolamentazione dell’AI. Professore, a cosa ha lavorato il Comitato?

Il progetto mira a definire un quadro regolatorio composito per l’AI, coniugando hard e soft law, ovvero norme internazionali contenute in una futura convenzione e linee guida o codici di condotta. Il processo è, tuttavia, complesso perché si scontra con la mancanza di un retroterra di disposizioni specifiche a riguardo, la limitata elaborazione teorica in ambito giuridico sul tema dell’AI, la diversità delle prospettive nazionali e la complessità della materia, specie rispetto all’impatto dell’AI sulla società. Per questo, l’attività ha preso le mosse da tre studi scientifici preliminari, i cui risultati sono stati poi elaborati dal CAHAI in uno studio di fattibilità, a sua volta oggetto di un ulteriore confronto articolato in vari sottocomitati che ha poi portato al testo finale di sintesi adottato la scorsa settimana e prossimo alla presentazione al Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa.

Da cosa è nata l’esigenza di lavorare su questa materia complessa a livello europeo?

La tutela dei diritti umani rappresenta la missione principale del Consiglio d’Europa, da qui l’interesse per i potenziali impatti dell’uso dell’AI su tali diritti, questo alla luce delle ricerche giuridiche che già hanno evidenziato tale implicazione, alcune di queste anche condotte al Politecnico. In quest’ottica, il CoE ha istituito il CAHAI con il mandato di esplorare la regolamentazione dell’AI e gli strumenti utili a tal fine. Il CAHAI coinvolge i delegati di tutti i Paesi del Consiglio d’Europa e dei Paesi osservatori (Canada, Città del Vaticano, Giappone, Messico e USA), nonché gli organi del CoE competenti per area, come il Comitato consultivo sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale istituito dalla Convenzione 108. Proprio quest’ultimo Comitato aveva già avvertito l’urgenza di affrontare il tema dell’AI con riferimento all’uso dei dati personali, adottando specifiche linee guidaa riguardo. C’erano poi diverse iniziative degli altri dipartimenti del CoE, che hanno così contribuito al dibattito nel contesto del CAHAI.

E il CAHAI di che cosa si è occupato, nello specifico?

Il Comitato, specie nelle sottocommissioni, si è occupato di molti temi, da quelli generali come la valutazione d’impatto sui diritti umani delle applicazioni AI, fino a temi molto specifici come i diritti dei minori nell’interazione con l’AI o l’uso militare dell’AI. I punti chiave portati all’attenzione del Consiglio dei Ministri per una futura convenzione sull’AI riguardano principalmente la gestione del rischio in un’ottica incentrata sui diritti umani ed un approccio inclusivo nel design dell’AI, con particolare attenzione al genere ed ai soggetti vulnerabili. In quest’ottica, si pensa all'introduzione di disposizioni specifiche in tema di cybersecurity, qualità dei dati e dei sistemi AI, trasparenza e valutazione del rischio.

All’interno di questo gruppo di lavoro internazionale qual è stato il suo ruolo?

Ho partecipato a tutte le varie fasi del CAHAI, prima come esperto incaricato dal Consiglio d’Europa della redazione del rapporto preliminare sul quadro normativo e i possibili approcci regolatori da adottarsi, che ha anticipato il modello misto (hard e soft law), incentrato sul rischio, fatto proprio nel documento finale. Il lavoro è poi continuato come membro del CAHAI su incarico del Comitato consultivo della Convenzione 108. In ragione delle mie ricerche sulla protezione dei dati e sulla valutazione di rischio per i diritti umani dell’AI, il mio contributo è stato soprattutto su questi temi sia nei gruppi di lavoro che nell’assemblea plenaria. Anche se i documenti adottati sono poi l’esito di un consenso generale, molti sono stati i confronti su questi temi sia sul piano tecnico-giuridico che di policy, specie con riferimento al rapporto fra data protection ed uso dei dati per l’AI e sui modelli di gestione del rischio e la loro struttura. Un bagaglio di conoscenze che ovviamente non è riflesso nel documento finale, ma che rimane a disposizione del Consiglio per la futura redazione della convenzione sull’AI.

Al termine di due anni di lavoro intensi, quali sono i risultati del lavoro della commissione e quali le prospettive future a livello europeo nel campo dell’AI?

I risultati sono molteplici. C’è un gruppo di documenti di pubblico accesso, che include gli studi preliminari, lo studio di fattibilità e la sintesi dei lavori dei sottogruppi. Vi sono poi i documenti interni ai singoli sottogruppi, che non sono pubblici ma verranno utilizzati dalle delegazioni dei singoli Paesi per formulare l’articolato della futura convenzione. Infine, abbiamo il documento contenente le linee guida di tale convenzione, il documento finale del CAHAI cui facevo riferimento. Quest’ultimo testo sarà pubblico solo dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri. Ottenuta tale approvazione, il lavoro del CAHAI proseguirà con un secondo mandato in cui, dopo avere definito nel confronto serrato di questi due anni l’approccio regolatorio da seguirsi, verranno concretamente elaborate le singole disposizioni della convenzione. Tali disposizioni, dopo le ratifiche degli stati, verranno quindi trasposte negli ordinamenti nazionali. L’attesa è per un articolato di respiro internazionale, che vada oltre i soli confini europei, capace di fissare uno standard normativo globale, come è stato per la Convenzione 108 sui dati di cui il GDPR e le varie normative in molti Paesi sono un’implementazione specifica.

  

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